i fatti dopo il ragionamento

Una piccola storia da raccontare

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L'abbraccio, dopo cinque mesi, fra la piccola Omouh e la madre, l'emozione che il mio mestiere sa ancora regalarmi e quell'amore che spesso non vediamo ma è intorno a noi Immigrazione Omouh Lampedusa | Blog diPalermo.it

Vedere la piccola Omouh che abbraccia tra le lacrime la sua mamma con tutta la forza che può sprigionare un corpo così minuto non è solo una notizia da raccontare. È innanzitutto una forte emozione, di quelle da far venire i lucciconi agli occhi anche a chi fa questo mestiere da quasi trent’anni e ne ha viste e raccontate di cotte e di crude.

Perché non ammetterlo. Davanti a quella scena, in una piccola sala dell’aeroporto di Palermo, mi sono commossa, con tutto quel carico di emozioni e di sensazioni che sanno essere dolorose e meravigliose. Spesso si dice che noi giornalisti siamo cinici, e a volte forse lo siamo davvero, ma ieri ho lasciato che quell’abbraccio mi attraversasse spogliandomi del mio mestiere, quasi facendomi dimenticare perché fossi lì.

Omouh e la sua mamma, Zenabouh, indossavano il vestito buono della festa, una festa da celebrare dopo cinque mesi lontane. La mamma in abito lungo, rosa pallido, di seta, con un fiocco in testa. E un viso smarrito. La bimba con una gonna in tulle bianca e rosa e una camicina in pizzo. E vederle abbracciarsi, con l’adrenalina a mille, dopo mesi di dolore e disperazione, è stato un momento, uno di quei momenti, che mi ricordano di tanto in tanto la bellezza e il privilegio che il mio mestiere sanno regalarmi.

Una storia come tante, quella di Omouh e di Zenabouh, stavolta con un lieto fine. Con uno stuolo di persone che per mesi si sono occupate di loro. Della mamma solo a distanza, ma della bambina prendendosene cura giorno dopo giorno. Come Marilena e Rossana della Misericordia di Lampedusa, che in aeroporto non l’hanno mollata per un attimo, o la psicologa Maria Lea, donna dalla dolcezza infinita. E poi l’ispettrice Maria Volpe, che ha accompagnato la piccola Omouh da Lampedusa a Palermo. E si è presa cura di lei con amore infinito.

Ma il momento più bello è stato quello in cui le telecamere si sono spente e mamma e figlia si sono potute abbracciare nella loro intimità. Perché raccontarlo? Perché le emozioni vanno raccontate, sempre. Soprattutto quando una storia ha il lieto fine.

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