i fatti dopo il ragionamento

Per chi suona la campana… del vetro

di

Il mio cane, la cosiddetta Palermo-bene, i porci a due zampe che non sanno abbandonare le loro abitudini e io, sconfitto, che aggiro lo schifo Rifiuti | Blog diPalermo.it

Partirò da lontano. In modo un po’ sghembo, con frammenti di pensieri slegati. Rifacendomi, immodestamente, alla tecnica del cut-up burroghsiano. Ma il tutto approderà a un senso compiuto. Ve lo prometto.

Allora, io ho un cane, e uno dei vantaggi di avere un cane è che si impara tanto sugli istinti che guidano il comportamento di una bestiola, quali la perenne ricerca di gratificazione, le strategie per conquistarsela, e, soprattutto, la coazione a ripetere. In parole povere, e fuor di specialismi che non mi competono, il cane tende a fare cacca e pipì nei punti esatti dove ha depositato un paio di volte le proprie deiezioni, perché ne conserva lo stimolo associandolo a quella collocazione spazio-temporale e, non essendo dotato di coscienza civica, s’abbandona alla reiterazione di tali comportamenti, guidato da un’inarrestabile abitudine.

È un coacervo di impulsi che non risponde a freni, riflessione, né rimorso. In verità, un metodo per deviare (in qualità di padrone del cane) questo flusso comportamentale esiste. Riassumibile in due semplici e ripetute interazioni: il rimprovero e il premio. Leggi: “No! Non-si-fa!”. E, quando la bestiola avrà compreso (i cani mostrano sempre di aver capito: con lo sguardo, con un ripiegar di orecchie), la si premierà con un biscottino. Funziona. Lo giuro. Non la farà più dove non può, Mia, Bobby, Fuffi o comunque si chiami.

Poi. Io abito in un quartiere cosiddetto “bene” (mi si perdoni la categorizzazione che piace tanto ai nostri concittadini, ma non a me) che pullula di campane per la raccolta del vetro. L’innovazione, coeva alla raccolta differenziata, non ha avuto luogo in modo indolore. Mettiamoci nei panni del cittadino (“bene”, “male”, “così così”). Un giorno, tempi d’oro, c’erano i bei cassonetti king size, dove potevi scaricare quel che ti pareva (una volta ci trovai pure la carcassa di un pastore tedesco, tornando ai cani, e quasi svenni) e l’indomani arrivarono tre bidoni di plastica di diverso colore, corrispondente al tipo di rifiuto da depositare, e per giunta in base a un calendario settimanale, con tanto di libretto d’istruzioni (bisognava leggere, e capire; immedesimiamoci nel dramma del palermitano).

Dopo di che, il caos. Signore anziane “bene” in ciabatte che si aggiravano smarrite con sacchetti e dépliant della differenziata: incedere e sguardo vacuo da zombie di Romero. Signori “bene” con broncio polemico, nervosissimi, il sacco gonfio penzolante da un dito: il dondolio sinistro del nefropatico dal catetere colmo che non dispone di un paramedico a portata di mano.  

Furono giorni grami. Si rischiò anche la decimazione dei proprietari di cani, nel mirino dei suddetti in cerca di capri (cani?) espiatori. Fummo additati come i veri, primevi insozzatori delle strade, e a poco servì mostrarsi dotati di sacchetto per la raccolta delle feci. Si sfiorava giornalmente la rissa.

Infine. Qualcuno decise di darci un taglio. Le campane per il vetro! Larghe e alte abbastanza da celare silenti, ciabattanti misfatti. Fu l’inizio della catastrofe. O di un nuovo inizio. Anziani “bene” pacificati, persino ringiovaniti, cominciarono a fare la “propria” differenziata. “Indifferenziandola” sempre e comunque, col favore del tramonto.

Non so chi sia stato il primo a lasciare il sacco dei propri rifiuti ai piedi delle campane per il vetro. So che molti lo seguirono. Tanti, talmente tanti da erigere colline d’immondizia. So che la Rap è costretta a un servizio extra per liberare ogni mattina i dintorni delle campane, trasformate in totem cui si rende giornaliero e aromatico omaggio. So che qualcuno ha affisso cartelli di protesta, rimasti ignorati. Punti di vista differenti: c’è chi scrive e chi non legge.

Vado alla genesi. Doveva aver lasciato il segno, il pioniere del primo sacchetto, tracciando il bordo della campana con un richiamo indelebile, per odore e consistenza. Funziona lo stesso per i cani, come ho accennato. Coazione a ripetere, meccanica routine. Ma a loro basta un “no!” deciso e il biscottino-gratificante per distoglierli subito dalle cattive abitudini.

Con i porci a due zampe non direi. Mi limito a osservare, rimproverare talvolta, e sentirli grufolare risposte insensate o urla selvagge. E, sconfitto, aggiro lo schifo.      

4 commenti

Lascia il tuo commento
  • 05 aprile 2017 09:24

    Amara e correttissima analisi del primate palermitano, ma non solo. L’educazione civica a scuola non la si insegna più, vero è che ai tempi in cui la si “studiava” era per fare tutt’altro che civico. Le abitudini sono dure a morire, ma è lo stile italiano. La politica italiana è così! Fino a quando non diventi polvere su quelle poltrone e un messo non viene a spostarti silenziosamente nel sarcofago, la gente pensa che tu sia ancora lì (qualcuno cerca ancora Andreotti, ma lo cerca sul divano della Perego). Abitudini. Sempre continue. Anni fa mi multarono per aver deposto i rifiuti fuori dall’orario previsto, oggi forse non accade più (la contravvenzione). Tra le altre tante soluzioni, riciclo conservativo, riciclo biologico crea humus o energia, differenziata, io ricordo quella che usavamo fare in campagna, scavando buche profonde e gettandovi solo l’organico. In città ovviamente sarebbe impossibile. Ma i cani, non colpevolizziamoli, ed ogni volta che un bipede umano lascia le loro feci sui marciapiedi, mi piacerebbe che un piccione passasse per “scacazzarlo ” addosso. I nostri amati cani invece sempre più umani, quando gli scappa per strada, quasi provano un senso di vergogna.

  • 05 aprile 2017 11:50

    Perché l’amministrazione comunale non piazza un vigile in borghese in ogni quartiere per sorprendere gli indegni che lasciano sacchetti e rifiuti ingombranti ovunque? Incasserebbero molto di più che con le multe alle auto. Solite risposte, si immagina (organico carente, pochi soldi e bla bla bla). Allora si inventino degli ausiliari, come per il traffico. Le casse pubbliche ne beneficerebbero e i cittadini di conseguenza. Infine, un pensiero per i cani nelle mani di certi padroni zozzi e scellerati: povere bestiole.

  • 06 aprile 2017 07:16

    Anche io vivo in una zone detta “bene”.
    Nelle vicinanze c’è da anni un assessorato regionale; sono decenni che il personale delle pulizie che opera dalle 6 del mattino alle 8.30, prenda carrelli con sacchi neri e li deposita senza alcun problema all’interno dei cassonetti. Infischiandosene del divieto.
    Risultato? Tutto il circondario si sente in diritto di farlo; alle 10 la “munnizza” raggiunge vette alpine, per giunta vicino due scuole.
    Provai a parlare con uno dei signori addetti alle pulizie e contestualmente con uno in portineria.
    Evito di scrivere cosa e come mi risposero.

  • 06 aprile 2017 20:12

    Sono appena passato dalla famigerata campana del vetro in oggetto. E, aggirando uno schifo maggiorato, non posso che citare un eroe dei nostri tempi:
    “Solo, nell’immensità del mare, in assoluta meditazione, a contatto della natura più pura, è allora che capisci… quanto sei stronzo, a compiere queste imprese, che non servono a un cazzo”. (Giovan Maria Catalan Belmonte, Preposto Camerier del Soglio Pontificio).

Lascia un commento