i fatti dopo il ragionamento

Il fascino discreto del vostro garantismo

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Il ritorno in politica di Cuffaro per interposta persona e la singolare empatia verso un uomo che ha scontato cinque anni di carcere per avere favorito la mafia. E verso il quale continua a esserci una mistica ammirazione. Mascherata da matura realpolitik Cuffaro | Blog diPalermo.it

È facile in questi giorni di dibattito politico attorno al tema del rinnovo del consiglio comunale a Palermo imbattersi in una discussione sia sui social che vis-à-vis sull’affaire Cuffaro. Il ritorno in politica, nelle vesti di spin doctor a sostegno dell’aspirante sindaco Fabrizio Ferrandelli, dell’ex governatore della Sicilia, finito in galera per 4 anni 10 mesi e 20 giorni con l’accusa di aver agevolato in vari modi Cosa nostra, provoca grande interesse, confronti aspri ed importanti spunti di riflessione.

È singolare l’empatia che prova un numero significativo di persone verso l’ex governatore siciliano proprio nel momento in cui mai è stata così bassa nel nostro paese la fiducia nelle istituzioni, mai così screditata la classe politica tra il popolo al punto da dare un primato nei sondaggi elettorali nazionali ad un partito nato attraverso un vaffanculo day. Eppure in questo caso è diverso. Forse perché noi siciliani siamo più sensibili al tema del reinserimento sociale degli ex detenuti? Non credo.

È singolare che, in un paese che giustamente si è indignato per il caso di un condannato per pedofilia finito a fare attività di volontariato in una scuola elementare a Grosseto, non desti scandalo il ritorno in politica per interposta persona di un condannato per favoreggiamento a Cosa nostra, interdetto a vita dai pubblici uffici senza neanche il diritto di voto. Ci saremmo indignati alcuni anni fa se un soldato tedesco condannato perché addetto ai forni crematori in un campo di concentramento si fosse trovato a fare il fornaio in un panificio non sopportando l’analogia tra le due attività.

Allora da cosa nasce l’empatia verso Cuffaro? Perché nel suo caso e solo nel suo ci si spertica a parlare del reinserimento sociale dei detenuti, tema caro credo oggi purtroppo solo ai detenuti stessi ed a qualche onlus cattolica? Perché solo nel caso di Totò vasa vasa l’aver scontata la pena diviene un lavacro che ce lo riconsegna candido e puro?  

Cuffaro è rimasto il governatore di parte dei siciliani. L’aura del suo potere non è stata scalfita da diversi anni di carcere, i suoi ammiccamenti e favoreggiamenti a Cosa nostra sono considerati matura realpolitik ed il suo ritorno in politica la buona novella aspettata da tanti capace di rimettere in gioco interessi forse ora sopiti. 

Questa empatia con la coda nasce perché c’è un’area grigia e collusiva in città che ritiene importante vincere anche se occorre diventare il ragazzo di bottega dello zio Totò, organico alla sua idea che senza l’appoggio della mafia in Sicilia non si governa.  Le elezioni di Palermo sono un banco di prova, quelle regionali il vero obiettivo, così come si evince dalle parole dell’ex governatore.

Non credo che a Totò Cuffaro siano mancati i mezzi economici per avere dei buoni avvocati nel corso dei tre gradi di giudizio in cui è sempre stato ritenuto colpevole. Non credo che nel suo caso sia mancata quella tutela dell’individuo sottoposto ad azione giudiziaria, così come accade a tanti disperati spesso colpevoli esclusivamente della condizione di disagio sociale in cui versano.

Solo per Totò Cuffaro tanti si scoprono garantisti, in una sorta di garantismo alla siciliana, un garantismo rovesciato ed incoerente, debole con i forti e forte con i deboli. L’undici giugno a Palermo misureremo la forza dell’ex governatore e vedremo se la sua è una storia finalmente archiviata. Per i tanti che oggi inaspettatamente si  interessano di reinserimento sociale e diritti degli ex detenuti non mancherà occasione per mettere questa nuova sensibilità al servizio dei tanti operatori sociali che si occupano seriamente di queste problematiche.

7 commenti

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  • 14 aprile 2017 10:24

    Totò Cuffaro non è mafioso!

  • 14 aprile 2017 12:10

    Davide Ficarra dice cose che fuori da Palermo apparirebbero banali. Aggiungo che l’ex detenuto Cuffaro sostiene Ferrandelli, l’autoproclamatosi “coraggioso” (in cosa non è dato sapere), che, oltre a essere tuttora indagato per voto di scambio con elementi mafiosi, con leggiadria è passato dal ruolo di candidato sindaco del centrosinistra a quello di candidato sindaco del centrodestra. Beh, in effetti ci vuole coraggio. Liberissimi di votarlo, ma poi non scocciate con le lamentele contro i “politici”, ognuno ha i rappresentanti che si merita.

  • 14 aprile 2017 12:31

    Leoluca Orlando CASCIO

  • 14 aprile 2017 13:05

    Non mi toccate Totò. Totò E’ STATO UN GRANDE. “Miseria e nobiltà”, “Guardie e Ladri”, “Totò a colori”, “Uccellacci e uccellini”…

  • 14 aprile 2017 17:07

    La vicenda giudiziaria di Cuffaro lascia molte perplessità’…in una realtà’ in cui solo adesso si “scopre” la presenza dell’antimafia fasulla, in cui il richiamo ai veri martiri dell’antimafia ha consentito ad una pletora di mezze figure di diventare intoccabili e di creare un sistema in cui chiunque osasse esprimere un dubbio veniva automaticamente indicato come colluso,in cui alcuni esponenti della Magistratura, prima di fondare partiti politici e lasciare la toga, hanno arbitrariamente abusato del proprio potere, dove vite e carriere vengono compromesse in lunghi procedimenti giudiziari, salvo poi chiudere il tutto con archiviazioni e assoluzioni perché’ il fatto non sussiste, l’idea che la vicenda Cuffaro abbia seguito un percorso “tortuoso” non mi sembra del tutto campata in aria. Voglio solo aggiungere che ascrivere alla categoria dei collusi e dei “colletti grigi” paramafiosi tutti quelli che coltivano questo dubbio oppure che, avendo conosciuto Cuffaro hanno avuto modo di apprezzarne il tratto umano e la capacita’ politica e, perché’ no, la simpatia mi sembra perlomeno ingeneroso e offensivo, tipico della cultura da mozzaorecchi giacobini che avvelena la nostra vita politica e sociale.

  • 15 aprile 2017 02:07

    Cuffaro non è mafioso? Ha favorito la mafia. Lo ha fatto dalla sua poltrona di governatore. Eletto direttamente dal popolo. Un triplice insopportabile tradimento. E ne ha commesso un quarto: la mancata collaborazione – come affermato dal giudice che gli ha negato, in corso di pena, la libertà – nel ricostruire la rete del provatissimo favoreggiamento a Cosa nostra, di più, al prestanome di Bernardo Provenzano, allora superlatitante. Mi indigna anche che si provi ad argomentare che abbia con dignità subito la sua pena: di questo sono capaci anche i mafiosi di grande e piccolo rango che, nel mantenere dignitosi silenzi e sopportazione, si meritano la grata pacca sulle spalle dei loro sodali. Cuffaro ha pienamente diritto a riprendersi la sua vita e a una nuova occasione, come ogni uomo che ha sbagliato, ma riveli il sistema di interessi che ha favorito e chieda perdono ai siciliani che, da quella poltrona nella quale l’hanno in gran numero messo, hanno subito il più grave dei tradimenti possibili da parte di chi è chiamato a realizzare il bene comune.

  • 18 aprile 2017 12:06

    Post sacrosanto in toto……Ferrandelli avrebbe avuto il mio voto, ma con l’appoggio di personaggi come Cuffaro e Miccichè si è sputtanato da solo.

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