i fatti dopo il ragionamento

Ehi tu, vuoi essere il mio candidato?

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Le elezioni alle porte e l'identikit del mio politico di riferimento. In fondo mi accontento di poco. Mi basta che abbia viaggiato e che sappia cambiare idea. Senza per questo cambiare casacca Totò Vota E Fai Votare.png | Blog diPalermo.it

Caro candidato palermitano, io non mi propongo per un posto comunale a quel livello: non ne ho la portata. Ma in questi ultimi giorni mi sono chiesta come ti vorrei. Non è stato facile ma credo avere in mente due o tre requisiti che ritengo meritevoli di essere considerati.

Devi avere studiato, e studiato bene il diritto, le leggi e le regole che fanno funzionare questo paese. Devi avere viaggiato e conosciuto chi ha già il tuo posto in un’altra nazione; devi avere una mente libera, che ti permetta di andare oltre le cose che si dicono e dei pareri che chiedi; devi avere almeno un’idea, un obiettivo, un progetto reale, che possa essere sentito come fattibile e che metta entusiasmo nelle persone che coinvolgerai e che possa includere le risorse che tutelerai.

Devi saper cambiare idea, che non vuol dire cambiare orientamento politico (quello deve avere una sua fedeltà al tuo modo di essere e di vivere). Devi cioè essere coerente ma saper fare il famoso passo indietro e scusarti se serve e se pensi ce ne sia bisogno.

Vorrei avere la possibilità di conoscerti di persona o comunque di avere la sensazione di ricordarmi di te per qualcosa che hai fatto o detto, che ti abbia reso protagonista di una qualche vicenda che dimostri chi sei e così decidere se sarai il mio candidato.

1 commenti

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  • 19 aprile 2017 23:11

    Riepiloghiamo. Deve avere mente libera, aver studiato e viaggiato, saper fare il passo indietro e scusarsi se necessario. Se è così, è da sposare subito. Se si è sentimentalmente impegnati rimane il concorso per assessore, ultima boutade dì quest’anno elettorale.
    E se c’ha pure le idee? In politica bastano le idee! Supposizione logica, ma sbagliata. In politica, secondo Michael Ignatief, la gente deve identificarsi con la vita del candidato e per votarlo deve credere che lui è chi dice di essere. Deve, cioè, ritenerlo autentico. La gente sa chi è Cuffaro: del tutto simile a sé [alla gente] e finisce per perdonargli quasi tutto (Il favoreggiamento alla mafia, la mancata collaborazione con la magistratura, quindi il non “pentimento”).
    E c’è un candidato sindaco che ancora lo ringrazia per quella domanda retorica: coraggioso sì, ma fissa picchì?

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