i fatti dopo il ragionamento

Un posto speciale per il mio gladiatore

di

Spartaco Landini | Blog diPalermo.it

Nella vita privata era una persona semplice Spartaco Landini, affabile e disponibile, perfino tenero e dolce. In campo, invece, entrava in azione l’altra “versione”. Entrava in campo il gladiatore, facendo onore (e pure qualcosa di più e di meglio) al suo nome. Me lo ricordo come fosse ieri guidare la difesa con un semplice gesto. O un cenno del capo al suo compagno di linea, Landri: che coppia facevano tutti e due. Affiatati in campo e fuori: lui lo stopper, Landri il libero.

Erano altri tempi, era un altro calcio, si giocava con la marcatura a uomo:  lui si piazzava alle calcagna del centravanti avversario e gli mordeva le caviglie, gli alitava sul collo, diventava la sua ombra finché quello non spariva dentro il tunnel degli spogliatoi. Epici i suoi duelli col Boninsegna interista e con l’Anastasi juventino.

Un pomeriggio di ottobre del ’72, ad allenamento concluso, col sole che già declinava, io che nel mestiere ero ancora un pivello e del pivello avevo l’ardore ma anche la timidezza, avevo avuto l’incarico dal mio giornale di intervistarlo. Aspettai che tutti i giocatori venissero fuori dal campo dalla porticina sotto la curva sud e mi lanciai per fermarlo, ma quando me lo vidi davanti l’emozione mi bloccò e mi impalai come uno stoccafisso ad un palmo del suo naso.

Ricordo ancora il suo sguardo interrogativo e il suo viso imperlato di sudore. Farfugliai qualcosa e lui, sorridendo, mi diede una pacca sulle spalle e mi disse: “Dimmi, sei un giornalista?”. “Sì, del giornale L’Ora, dovrei farle un’intervista se non disturbo”. “Va bene, dammi il tempo di fare la doccia, aspettami qui!”.  Sorrise ancora e sparì nel tunnel degli spogliatoi.

Lo aspettai col cuore mi batteva forte e il tempo non passava mai: era uno dei miei primi servizi importanti e ci tenevo da morire. Quando riemerse dal tunnel sembrava un altro: fresco e pettinato e, soprattutto, elegante nel suo bellissimo pullover color rosa pallido.

Mi ero scritto le domande su un foglietto ma dimenticai di tirarlo fuori dalla tasca e andai a braccio: le domande mi saltavano in gola senza ordine, accavallandosi l’una sull’altra. Insomma, stavo divagando e fu lui a riportarmi in carreggiata. “Sì, ho capito, vuoi sapere se abbiamo ragionevoli speranze di salvezza… Tranquillo, sarò sincero, come sempre. Le abbiamo, questo è certo, ma ci sarà da lottare fino all’ultimo minuto dell’ultima partita!”.

Insomma, fece tutto lui, si faceva le domande e si dava le risposte, mentre io prendevo frenetici appunti e sudavo tipo Peppino nella famosa lettera che gli dettava Totò. Aveva capito che ero preda dell’emozione e mi venne incontro a suo modo: facendo finta di non essersene accorto per non farmi precipitare in un vero e proprio marasma fantozziano.

Questo solo ricordo basta per spiegare come la notizia della sua scomparsa mi abbia rattristato: perdiamo un grande rosanero, un grande capitano, una grande persona. Uno così era già raro ai suoi tempi, che il calcio era ancora uno sport, immaginate adesso. Addio Spartaco, gladiatore invincibile dell’area di rigore e signore nell’anima ogni giorno della tua vita. Da tifoso rosanero e da inguaribile amante del calcio ti riservo un posto speciale nello scrigno dei miei ricordi più preziosi.

2 commenti

Lascia il tuo commento
  • 20 aprile 2017 07:57

    Gran bel ricordo, Benvenuto. Spartaco Landini arrivò al Palermo dall’Inter insieme a Girardi (uno dei portieri più forti che ricordi tra le decine che ho visto indossare la nostra maglia) e a Vanello (uno che dava del tu sia al pallone che ai congiuntivi) in cambio di Giubertoni e Pellizzaro. Lo ricordo al Cibali con una maglia mai più vista (rosa con triangolo nero in basso) in una partita persa 0-1 contro il Cagliari dopo la squalifica della Favorita in seguito agli incidenti per il rigore regalato da Menegali al Milan nel finale per un tuffo di Bigon nel fango e trasformato da Rivera. Quel calcio, il nostro calcio, non esiste più. E’ stato ammazzato sull’altare delle TV, dei maneggioni, dei consiglieri, dei procuratori, delle plusvalenze. Chi ricorderà tra cinquanta anni con un sorriso e un rimpianto uno stopper che se ne va ?

Lascia un commento