Sai quella sensazione quando una cosa dovrebbe essere semplice ma tutti la complicano? Ecco. La scelta del nuovo CT dell’Italia è esattamente così. Malagò è il nuovo presidente della Figc, ha le idee abbastanza chiare su come vuole costruire la struttura tecnica, eppure il nome del commissario tecnico ancora non c’è. Ufficialmente, almeno.
Ufficiosamente, però, Antonio Conte sta scalando posizioni in modo piuttosto evidente.
Prima viene la struttura, poi il CT
Questa è la cosa che forse non tutti hanno capito bene. Malagò non vuole scegliere prima l’allenatore e poi costruirci intorno tutto il resto. Vuole fare l’opposto. La prima mossa sarà definire la figura tecnica del Club Italia, cioè quella persona che avrà un ruolo simile a quello di un direttore sportivo classico, oppure una figura operativa sotto di lui con Malagò stesso come presidente di riferimento.
Solo dopo, insieme a questa figura, verrà scelto il CT.
Ha senso, detto così. Non è la solita roba dove si annuncia un nome a caso e poi si costruisce tutto attorno sperando che regga. Questa volta sembra esserci una logica. Credo che sia un approccio più serio di quanto siamo abituati a vedere in Figc, anche se ovviamente il diavolo sta nei dettagli.
Paolo Maldini era un nome circolato per il ruolo tecnico. Ma non sembra molto aperto all’idea, per ragioni personali che non sono state rese pubbliche. Peccato, onestamente, perché sarebbe stato un profilo interessante. Anche Demetrio Albertini è un nome che gira, magari in tandem con Ricky Massara. Un’ipotesi da non scartare.
Il sorpasso di Conte su Mancini
Veniamo al punto che interessa tutti. Roberto Mancini era il favorito, o almeno così sembrava fino a poco tempo fa. Ha vinto un Europeo, conosce l’ambiente, ha già dimostrato di saper lavorare con la Nazionale. Il problema dell’ingaggio non sarebbe nemmeno un ostacolo reale, visto che le cifre che girano parlano di un contratto intorno ai 2 o 2,5 milioni annui, una cifra gestibile per la federazione.
Però qualcosa si è inceppato.
Conte ha preso slancio nelle ultime ore e secondo quanto emerge ha mostrato disponibilità concreta a parlare. Non è una cosa da poco, considerando che stiamo parlando di un allenatore abituato a guadagnare cifre ben diverse, tipo gli 8 milioni percepiti al Napoli. La Figc non può avvicinarsi a quelle cifre. Eppure il dialogo sembra esserci, e questo cambia tutto.
Perché Conte piace? Beh, guarda, le ragioni sono abbastanza intuitive. Ha un consenso popolare enorme, è un nome che entusiasma i tifosi, e la Lega di Serie A lo supporta con convinzione. Mancini invece si porta dietro alcune resistenze, diciamo, interne. Non è un segreto che il suo addio alla Nazionale, quello famoso con destinazione Arabia Saudita, abbia lasciato qualche strascico nei rapporti con certi ambienti federali.
Gli altri nomi? Praticamente fuori
Silvio Baldini potrebbe essere l’uomo giusto per altri momenti, non per questo. Lo dicono in modo abbastanza esplicito anche quelli vicini alla Figc. È un profilo che rispettano ma che non risponde alle esigenze di questo momento specifico.
Simone Inzaghi era stato tirato in ballo, quasi per provare ad allargare il campo delle opzioni. Ma non lascerà l’Arabia Saudita, tornerà al lavoro tra pochissimo dopo le vacanze, e la cosa si chiude lì. Quindi no, non è una pista reale.
Rimangono solo Conte e Mancini. Due nomi, due storie diverse, due modi completamente opposti di intendere il calcio e la panchina.
Quel problema con Oriali
C’è un dettaglio che ho trovato curioso e che aggiunge un po’ di pepe alla vicenda. Secondo alcune indiscrezioni circolate, ci sarebbe stato un gelo inaspettato tra Conte e Oriali. Il motivo? Oriali avrebbe risposto positivamente all’ipotesi di tornare in azzurro, ma al fianco di Mancini, non di Conte. Una cosa del genere, in un ambiente dove i rapporti personali contano quanto i curriculum, può fare la differenza.
Non so quanto questa storia pesi davvero sulla decisione finale. Però è il tipo di dinamica sottotraccia che spesso in Italia decide più di qualsiasi valutazione tecnica. E questo, francamente, è un po’ sconfortante.
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Malagò non si farà condizionare
Una cosa va detta su Malagò. Non è il tipo che si fa trascinare dalle correnti. Sa che su questa scelta si gioca una fetta importante della sua credibilità come presidente, e non ha intenzione di partire con il piede sbagliato. Se percepisse di essere usato come strumento da qualche fazione interna, probabilmente reagirebbe in modo deciso.
La scelta del CT sarà sua, condivisa con la figura tecnica che sceglierà per il Club Italia. Punto.
Nel frattempo il calcio italiano continua a sorprendere anche fuori dal campo, persino nei videogiochi dove squadre inaspettate arrivano in finale di Champions, cosa che dice qualcosa sul fascino imprevedibile di questo sport.
Adesso si aspetta. Malagò ha il dossier aperto, i contatti ci sono, la direzione sembra tracciata. Conte davanti, Mancini che insegue. Vedremo se questa volta l’Italia saprà fare la scelta giusta al momento giusto.