Ritorno alla realtà

Ma questa compassione
per Cuffaro ora ha stufato

Vincenzo Marannano
Dall'indulgenza alla (quasi) santificazione: è il caso di ricordare che sta pagando per avere aiutato la mafia?
Ma questa compassione per Cuffaro ora ha stufato

Quand’ero piccolo sentivo spesso canticchiare un motivetto che faceva più o meno così: “Si dice ca lu carciri è galera, ma a mia mi pari ‘na villeggiatura”. A me sembrava un modo come un altro per indorare la pillola, per raccontare (e raccontarsi) che in fondo non era così male finire dentro. Ma qualche tempo fa – e soprattutto grazie alle conoscenze trasversali che mi garantisce il mio lavoro – parlando con un ex detenuto ho avuto una mezza illuminazione. “Rifarei tutto – mi disse infatti dopo avere scontato un paio d’anni per rapina – perché oltre ad avere poi diritto al reinserimento nella società e a un lavoro, quando sono stato dentro mi sono fatto operare di appendicite, ho fatto una risonanza magnetica e un sacco di esami senza aspettare le infinite liste d’attesa degli ospedali pubblici e mi hanno pure sistemato tutti i denti a spese dello Stato. Cioè vostre”. Credetemi, non è l’unico furbo. C’è gente che campa così: fa una rapina, fa sparire il bottino, poi una volta preso (perché sono rari gli arresti in flagrante) si va a fare la sua “villeggiatura” con cure annesse.
Premessa un po’ lunga, ma necessaria.

Quando si parla di detenuti, da un anno a questa parte, in un modo o nell’altro il pensiero finisce sempre a Totò Cuffaro. E siccome da un po’ di tempo comincio a temere seriamente che dopo la glorificazione possa essere avviato anche un percorso di santificazione, ho deciso (per quello che può valere) di dire anch’io la mia. Di far parlare dunque pure chi non trova nulla di straordinario nel suo rispetto della giustizia e niente di compassionevole nella sua vita da detenuto. Soprattutto se è vero, com’è vero, che sta comunque studiando per la seconda laurea, si è messo in forma, riceve decine di lettere, messaggi e visite, ha trovato il tempo per scrivere un libro che probabilmente venderà decine di migliaia di copie e viene corteggiato a suon di interviste e prime pagine da case editrici che vogliono accaparrarsene i diritti.
E soprattutto se è vero, come sembra, che dovrebbe pure mantenere tutte le ricchezze (cliniche, feudi e chissà quanti altri beni) accumulate negli anni in cui è stato l’uomo più potente della Sicilia e il “maggiore azionista” dell’Udc in Italia.
Io, che non ho avuto la stessa fortuna e le stesse amicizie di Cuffaro, a 19 anni ho dovuto lasciare gli studi per guadagnarmi da vivere. Ho sempre evitato le strade in discesa, i compromessi poco puliti e, sebbene avessi potuto fare diversamente, mi sono mantenuto alla larga da chiunque puzzasse anche lontanamente di mafia. Siccome ogni mese devo pagare affitto e spese – e siccome il costo della vita per noi comuni mortali è sempre più alto – probabilmente non riuscirò mai a laurearmi né a concludere il romanzo che mi piacerebbe tanto scrivere.

Però sono orgoglioso della mia onestà.
Sono orgoglioso di non essere uno dei tanti, tantissimi, clientes che con Cuffaro si sono arricchiti senza bisogno di sfoggiare lauree o curriculum, ma solo per amicizia o peso specifico elettorale. Sono orgoglioso di essere l’eccezione che conferma la regola che qui in Sicilia si va avanti solo se dai del tu al potente di turno.
Forse Riccardo Lo Verso (che personalmente stimo tanto), nel suo pezzo carico di umanità ha dimenticato anche quella parentesi legata alla nostra professione in cui Cuffaro decretò l’assunzione alla Regione di ben 25 capiredattori – tutti presi per meriti, sicuramente – la cui utilità per i siciliani non è mai stata dimostrata e i cui stipendi potrebbero pagare una sessantina di precari e colleghi senza sponsor (ma con gli stessi meriti) che continuano a sbattere la testa a destra e a manca per arrivare a fine mese.
Quindi, per favore, non santificate e non commiserate Cuffaro. Perché sta “semplicemente” pagando il prezzo delle sue azioni scontando una condanna definitiva per avere favorito la mafia. Per avere cioè aiutato un’organizzazione (o membri di un’organizzazione, il che a mio avviso cambia poco) che ha cancellato il futuro di migliaia, forse anche milioni di siciliani. Che condiziona l’economia con le estorsioni e con il controllo degli appalti pubblici e che – non bisogna mai dimenticarlo – si è resa responsabile di atroci ed efferati delitti. Perché, sia chiaro, da Totò Riina a Guttadauro, passando per lo Scintillone di turno, non è il nome che fa la differenza ma la tessera. Quindi anche l’ultimo picciotto mandato a raccogliere il pizzo o a mettere l’attak nei lucchetti fa parte allo stesso modo di quell’associazione che si chiama Cosa nostra e ne ha sposato regole, principi e anche azioni che magari vengono decise ed eseguite lontano da lui.
Quindi, per riallacciarmi alla premessa, non trovo nulla di straordinario nel fatto che Cuffaro abbia accettato la sentenza (ha fatto una cosa che dovrebbe essere normale in un Paese normale) né di compassionevole nella sua vita da detenuto. Anzi, ritengo che per lui (e per tanti altri come lui), quei cinque o sette anni che sconterà alla fine rappresenteranno una sorta di costo d’esercizio.

Del resto, quando decidi di fare il mafioso o di sostenerlo, sai bene a cosa vai incontro.

E potete insistere quanto volete sull’aspetto umano, sul sovraffollamento e su tutti i disagi a cui sono sottoposti i detenuti: io penso solo che se il carcere fosse veramente così duro come dicono, uno che esce di cella dopo dieci anni (mi viene in mente Giulio Caporrimo, l’erede dei Lo Piccolo arrestato un mese fa) ci penserebbe due volte prima di tornare a fare il boss.

(05 gennaio 2012)






Massaro

42 commenti

  1. raffaelluzzo scrive:

    Dieci e lode a Lo Verso, zero a Maranzano.

  2. giusicilia scrive:

    Incommentabile

  3. joseffis scrive:

    Io invece concordo con Marannano. Inutile la pietà. La pietà è la rovina di questo paese. Chi sbaglia deve pagare fino all’ultimo. A maggior ragione chi, come bene scrive Marannano, ha favorito “un’organizzazione (o membri di un’organizzazione, il che a mio avviso cambia poco) che ha cancellato il futuro di migliaia, forse anche milioni di siciliani.”
    Per quel che mi riguarda Cuffaro è una persona orrenda.

  4. Semenzaro scrive:

    Non sono “direttamente” una vittima di mafia: non ho dovuto piangere parenti o amici. Non faccio un lavoro che possa avermi fatto subire la pressione della mafia: non sono un commerciante, non sono un esercente, non lavoro nell’edilizia o negli appalti.
    Sono di quelli che, però, ha pianto per i nostri concittadini ammazzati, sono di quelli che ha sentito giusto sfilare per le piazze, gridando lo schifo per la mafia, sono di quelli che un giorno ha appeso un lenzuolo sul proprio balcone, senza che qualcuno me lo chiedesse.
    Sono di quelli che al nord o all’estero, spesso per lavoro, è stato sempre preso in giro, spesso offeso (e qualche volta discriminato), perché appena sentono palermo, l’assioma parte automaticamente…
    Sono di quelli che ha scelto di essere onesto, ha scelto di non cercare l’amico per il favore e questo insegna ai propri figli, che non esistono scorciatoie.
    Ecco, io sto con Marannano. Tutta la vita.

  5. arianna scrive:

    raffaelluzzo, manco a scuola…

  6. Ale scrive:

    Pienamente d’accordo! Con la scusa della compassione (oltre che del bisogno di lavorare che giustificherebbe il voto di scambio) noi siciliani ci siamo rovinati con le nostre mani.

  7. Michele scrive:

    Sante parole, condivido fino all’ultima virgola.
    Non potete immaginare come hanno rivoltato le istituzioni, su cui adesso stanno pontificando.
    Io sto con Marannano.

  8. dove andiamo? scrive:

    cuffaro per la giustizia italiana è un delinquente
    punto e basta

  9. PIPPO scrive:

    Dieci e lode a Marannano. Fino a quando nei tribunali italiani c’è e ci sarà scritto “La legge è uguale per tutti” Cuffaro è colpevole. Il resto è aria fritta!!

  10. SOLARIS scrive:

    Cuffaro ha tanti “estimatori” perchè tanti tramite lui hanno mangiato. Elementare.

  11. gasparino scrive:

    Il paragone con il rapinatore nn regge…
    Un po’ di storia e cronaca giudiziaria degli ultimi decenni ci insegna che il politico colluso in carcere non ci va. se cominci la carriera del rapinatore puoi ragionevolmente pensare che in carcere ci vai…se cominci quella del politico colluso, le statistiche sono abbondantemente a tuo favore. Un giretto tra le sentenze ci permetterà di gustarci acrobazie logiche delle corti per giungere a sentenze di assoluzione(il famoso comma 2!!!).

    detto questo, devo dire che anche io mi sono parecchio infastidito della santificazione del personaggio.Ogni articolo ha il suo seguito di squallidi commenti di psuedo-innocentisti che hanno “letto le carte”.

    considero questo un articolo per certi versi necessario, ma il paragone col rapinatore non regge.

  12. Wlad scrive:

    Caro Vincenzo… ritorno a ribadire il mio personale concetto. Inanzittutto stimo in egual modo sia te sia Riccardo.
    Dopo di che: non riesco a capire cosa c’entri in questa faccenda la vicenda dell’Ufficio Stampa della Regione siciliana. O meglio evito di voler capire perchè ogni occasione e argomento è buono per parlare di questi 23 “unti”, tra cui ovviamente il sottoscritto.
    Siccome io – come te – vado orgoglioso della mia onestà – umana, morale e professionale – ci tengo a sottolineare mi sono veramente scocciato di essere tirato in ballo, seppur genericamente.
    Io, come te, ho iniziato la gavetta a 20 anni. La palestra è stata il Gds. Notti nei pronto soccorso e capodanni a brindare nei posti fissi con poliziotti e carabinieri. Anno di grazia 1995. I primi contratti e l’assunzione al “service” nel ‘98. Professionista nel 2001 anno in cui inizio a collaborare con Reuters. Negli anni successivi seguo nera e giudiziaria per l’Agi e nel 2004 chiedo l’aspettativa e inizio a collaborare con la Regione come portavoce. Nel 2006 la proposta di “mafiaspa” cioè la Regione. La accetto (e maledetto quel giorno”). Effettivamente avrei dovuto continuare lì, in via Lincoln (o via Cavour) a base di pezzi a £4.800. magari mi sarei pure evitato l’onta di ricevere un avviso di garanzia per “concorso in abuso di ufficio” (poi archiviato). Indagine avviata con solerzia dalla Procura su esposto anonimo, ma neanche tanto. Ma questa è un’altra storia.
    Però così chi ha la bocca grande e una lunga carriera giornalistica avrebbe certamente potuto occupare il posto che, al momento ricopro io, ma sicuramente con merito e titolo. E magari continuare a scrivere per altri, e magari (continuare ad) avere consulenze, collaborazioni, insegnare all’Università di giornalismo (quest’altra porcata professionale), o avere incarichi nel sindacato (vedi la presa in giro), quel sindacato che dovrebbe vietare tutte queste cose messe assieme. Molte di queste cose succedono e vengono rappresentate da stimati colleghi e amici (miei e tuoi) che sono anche tuoi vicini di scrivania. Che sono anche giornalisti e non soltanto. Ti prego quindi, apprezzo il tuo pezzo odierno, ti leggo e continuerò a leggerti sempre con grande piacere. Ma per favore: se hai qualcosa da dire fai nomi e cognomi. E poi spiegami per quale ragione un Vincenzo Marannano, un chessò, GIovanni Pepi o Giovanni Rizzuto, piuttosto che un Billitteri o Angelo Morello o Giovanni Villino o Massimo Pullara o Emanuele Lauria o Giuseppe Rizzuto (cito nomi di amici e professionisti senza macchia) quel posto lo ricoprirebbero in maniera diversa e migliore rispetto a me? Può darsi, è possibile. Io sono disponibile a far cambio subito. Immediatamente. Vi aspetto numerosi. Cortesemente, però: no perditempo. Ripeto: la mia dignità non è in vendita e non lo sarà per nessuno. Non lo è stata con Cuffaro, non lo è con Lombardo e chi verrà dopo nè lo sarà per i colleghi vigliacchi e pavidi (ma non è il tuo caso) che a turno sparano sul pianista.
    Con immutata stima per te e gli amici tutti di Palermo
    Wladimir Pantaleone

  13. lufio il polemico scrive:

    Sconta la pena. Dimentichiamolo…che è meglio…

  14. Hugo s. scrive:

    Wlad, secondo me sbagli a giustificarti! È il tuo lavoro punto. Ritieni di averlo ottenuto senza barare? Bene. Allora non ti giustificare!

  15. Giuseppe Mazzurco scrive:

    Al paese mio si rici “Quando uno ha il carvuni vagnatu”…

  16. angie scrive:

    Si giusto, “carvuni vagnatu”. Non conosco Wlad ma so che è figlio di cotanto padre. Non che questo significhi che deve autoflagellarsi ma certo avere un cognome conosciuto nell’ambiente di lavoro prediletto aiuta. E non venitemi a dire che non è così. Quanto a Cuffaro e ai cuffariani, quoto in toto Marannano che non è certo l’unico che ha dovuto penare in lungo e in largo per farsi spazio in qualità di sconosciuto, ma che come tanti ha scelto la strada più lunga. Che paga, ci vuole tempo e pazienza, ma paga. un a sola annotazione sulla “vita” da detenuto di Cuffaro: se sbagli, devi pagare. Punto.

  17. Aldo raine scrive:

    Angie, ma qualcuno ha detto o scritto che Cuffaro non doveva pagare?

  18. Wlad scrive:

    @Giuseppe mazzurco: “ma chi bo’ riri”?!?
    @Hugo s: io non mi giustifico. Rivendico. Questa lotta a chi e’ piu’ puro non mii piace per niente. E’ solo questione di convenienza. Per non parlar d’altro. Ci sono palesi ed eclatanti casi di conflitti di interesse, di violazione delle regole professionali e deontologiche messe in atto proprio da chi – duro e puro di giorno, pronto ai compromessi e cacciatore di poltrone di notte – porta avanti questa battaglia per CONVENIENZA. sia chiaro: non e’ il caso di Vincenzo.
    @angie: non so chi tu sia. Ma dici di conoscere mio padre. Se cosi’ fosse sapresti che mio padre non ha mai speso una parola in mio favore. E, per quanto ha potuto, ha provato pure a scoraggiarmi. Cotanto padre, anzi cotanto cognome, mi avra’ pur aiutato si. Penso a tutti quei colleghi coetanei di mio padre, al Gds o in altre realta’, che mi commissionavano un pezzo o una partita di promozione. Io ho solo seguito l’unico consiglio che mi ha dto mio padre: stai in redazione e fatti trovare pronto; se un capo servizio ti chiede la luna non tirischiare a tornare a mani vuote.
    Se non e’ cosi’ Angie, se sai altro, ti prego, dillo!

  19. lufio il polemico scrive:

    @Wlad…conosco gente che in redazione ha pure passato mocio e spazzola sulle scarpe lucide del capo serzizio, ha portato luna, sole e qualche altro pianeta.
    Adesso vive correggendo bozze per tal dei tali.

  20. anna scrive:

    la sicilia sarà sempre attanagliata da piovre, ci sono quelli di scoglio, dei fondali sabbiosi, ma sempre PIOVRE sonooo!!!complimenti a Vincenzo.

  21. agostino scrive:

    il punto non è meritare o meno il posto.
    Il punto è essere assunti in 23 per un posto.
    E vedere 23 stipendi di soldi pubblici finire a 23 professionisti. Strapagati.
    Poi, se non si vuole capire, non si capisca

  22. Wlad scrive:

    @Lufio: e quindi?!? Mandalo e facciamo cambio di posto. Così sediamo questa voglia di sangue. Fino al prossimo levar di scudi di qualche altrocsedicentevpaladino della legalità a targhe alterne

  23. daniele scrive:

    solo in un paese la cui quotidianità è vissuta in toto al di fuori della regole può strabiliarsi per qualcosa che all’estero non sarebbe minimamente rilevata: l’accettazione di una pena da parte di un tre volte condannato (primo, secondo e terzo grado). Insomma, come dice marannano Cuffaro che sta facendo di speciale? farsi il carcere? e ci mancasse, è stato dichiarato colpevole! comportarti in modo civile in galera? bè, non ce lo vedo u zu vasa vasa istigare rivolte carcerarie o progettare spettacolari evasioni, quindi, ‘nchia putissi fari? Rimango allibito certe volte, mah…

  24. lufio il polemico scrive:

    @Wlad…lo chiamo, sperando che a Kabul oggi i telefoni siano funzionanti… :-)

  25. wlad scrive:

    @agostino: il punto era il pezzo di marannano. Bello e condivisibile x me. Poi un argomento che c’entra come i cavoli a merenda. Concordo con te: se non si vuol capire non si capisca.

  26. wlad scrive:

    Bella kabul. Hei lufio ma per chi schifio corregge le bozze sto tuo amico?!?!?

  27. agostino scrive:

    @WLAD: prendo atto della Sua precisazione e della Sua non risposta. Cordialità

  28. Roberto Puglisi scrive:

    C’è un momento in cui Salvatore Cuffaro racconta il rito delle manette. Gli occhi gli si illuminano di una luce speciale. Nell’attimo preciso, quando guardo il video della bella intervista realizzata da Riccardo Lo Verso, io provo compassione per quell’uomo. Che cos’è la compassione? E’ il sentimento del riconoscimento e della comunicazione. Improvvisamente, per somiglianza di dolore, per la capacità che abbiamo di unirci nelle ferite, più che nella gioia, cadono i veli tra te e l’altro. L’altro non è più l’altro. Tu non sei più tu. Non solo, almeno. Si realizza una convergenza in un luogo speciale. Chiamatelo, se volete, umanità. Ora, i tempi barbari in cui viviamo hanno fatto casino. Confondiamo la compassione col buonismo, con la dimenticanza, con la superficialità, con la facile assoluzione. Invece è coincidenza di suoni e di sguardi che non rende meno vero o meno pesante il resto.
    Trovo affascinante ma inutile il dibattito. Perché la compassione non esclude la giustizia. La integra. Anzi – oserei – non dovrebbero esistere, compassione e giustizia, se non reciprocamente.

  29. Pierluigi Scardino scrive:

    Seminando vento raccogli tempesta… quindi, perchè tutto questo intenerimento nei confronti di stu signore ?

  30. giusicilia scrive:

    complimenti a Roberto Puglisi, intelligente, puntuale,sensibile, uomo!

  31. Achille scrive:

    Per Puglisi il dibattito creato è affascinante e inutile
    Aggiungerei che anche il servizio a Cuffaro è stato inutile, ma tutt’altro che affascinante

  32. Hugo s. scrive:

    Achille, punti di vista!

  33. Roberto Puglisi scrive:

    Giusicilia, la prego! La gente dirà che siamo innamorati.

  34. GIusi scrive:

    quoto in pieno il post di Pantaleone, che ha tutte le carte in regola per fare ciò che fa, che fa nomi e cognomi e non si nasconde dietro nomi fasulli. Venite allo scoperto, e accattatevi un parrapicca…
    sull’affaire Cuffaro, mi trovo più d’accordo con Lo Verso, ma quanto dice Marannano non è ssolutamente da contestare. Però sarebbe un discorso troppo lungoe non vorrei annoiarvi.

  35. Valentina scrive:

    Responsabilità e dignità. Siamo liberi di scegliere, di stare da una parte o da un’altra. Poi il peso. La responsabilità di ciò che abbiamo compiuto, volenti o nolenti sta lì.Connessa – direi “intrecciata” – la dignità, concetto in questa terra tanto sentito quanto defraudato. La dignità è articolata, è mia (decido di fare o non fare) ma in parte mi viene anche assegnata (dagli ALTRI sulla scorta di ciò che IO ho deciso). Chi “gioca” con la mafia non deve averne. Non ha diritto alla dignità che deve essere assegnata agli uomini onesti. Poi c’è un’altra faccenda, tutta sicula, “però mischino, pare piatuso…”. Per fortuna si registra un’espansione volumetrica – non soggetta ad aggiornamento di rendita catastale – del cranio umano, così mischino e piatuso cominciano a diventare termini obsoleti – non vintage altrimenti farebbero tendenza. (E Vincenzo sa cosa viene tassato e cosa no, dunque si espande senza timore). Che il sig. Cuffaro vada in carcere con le sue gambe mi pare il minimo, volendo quattro calci nel posteriore non gli avrebbero fatto certo male.

  36. salvotoscano scrive:

    ma cari amici, non è che avere compassione per un carcerato significa ritenere che non sia giusto che stia in carcere o sollevarlo dalla responsabilità delle sue azioni.
    questa si chiama pietas, o se volete compassione, o al limite umanità.
    io ritengo che se uno ha commesso dei reati gravi è giusto che stia in galera. ma nello stesso tempo posso provare compassione per quella persona se mi immedesimo nella sua condizione di recluso, pur ritenendo giusta la sua pena.
    giustizia e compassione non si negano a vicenda.
    anzi, la prima se viene del tutto deprivata della seconda, diventa qualcosa che somiglia di più alla vendetta.
    http://www.salvotoscano.com/

  37. Valentina scrive:

    La pietas lasciamola ad Enea, pace all’anima (letteraria si intende) sua ed a quella di Virgilio pure. Quanto alla compassione, ribadisco, ha sbagliato? Si. Allora che paghi. E non perché il suo cognome è Cuffaro. Poteva chiamarsi Rossi, Bianchi, stare a destra, a sinistra, al centro. Umanità? Può vivere? Respirare? Mangiare? Dormire? Soddisfare tutti i suoi bisogni primari? Bene. Va bene così. Nulla di inumano. Chi agisce onestamente sta a casa propria con la famiglia e le sue comodità. I “cialtroni” ricevano il trattamento adeguato. È dimagrito per il dispiacere? Beh, ne guadagna in salute ed in aspetto. O fanno pena tutti ed allora dobbiamo provare compassione per tutti i condannati, qualsiasi sia il capo d’accusa oppure per nessuno. O forse esiste anche tra loro la distinzione in vip e comuni mortali? No. Il marcio è marcio e credo questo sia oggettivo. Tra giustizia ed umanità grazie al cielo non sussiste dicotomia nel nostro paese, altrove purtroppo ancora si. Ma questa è un’altra storia.

  38. GIGI.idk scrive:

    HA STUFATO… “EUFEMISMO”! …
    Più che pietà è speculazione mediatica.
    Finché ci saranno troppi siciliani che scriveranno “bravo Lo Verso” questa regione non avrà margini, e speranze, di crescita.

    Condivido quanto scritto da Solaris.

    Wlad ha scritto molti post…
    Anch’io ritengo che è inutile che si giustifichi Wlad… appunto, è inutile. Perché noi non le vogliamo queste categorie (inutili categorie; comunque sono troppi), che sono spreco di denaro pubblico, perché a noi girano le scatole a pagare per loro, anche per quelli che non hanno beneficiato di “spinte” ( e chi ci crede? Forse chi non è nato e cresciuto a Palermo? ).

    Leggo nomi di “giornalisti”, dialoghi tra camerati… roba stereotipata insomma… A parte alcuni giornalisti locali che stimo il resto mi sembra una categoria facilmente riconoscibile e identificabile, dalle caratteristiche che definisco da pseudo-casta simil-spocchiosa (ma in nome di cosa?). Peraltro essere riconosciuti come categoria e non come talento individuale non è particolarmente prestigioso. Ripeto, a parte le eccezioni rappresentate da pochi giornalisti locali, ne cito solo alcuni: Gery ha il suo stile, come Puglisi, come Amato, come Massaro nonostante il suo narcisismo sui generis… e pochi altri. Misuratevi col mercato se vi ritenete bravi giornalisti, invece di allattare nei nostri soldi, perché a noi girano le scatole a pagare per voi. Ripeto, che siate raccomandati o meno, ci girano ugualmente; è un sopruso.

  39. WLAD scrive:

    @gigi.idk: non mi giustifico. Ma non tollero insinuazioni sul mio conto e soprattutto su quello di mio padre da cialtroni in forma anonima fomentati da un bel pezzo di un valente collega che – secondo me – ha soltanto preso una “topica” grande quanto una casa. Caro “anonimo” io non faccio autopromozione ma clicchi su google la parola Reuters, prosegua con Agi ed infine Gds. Lei è fuori strada.
    Per il resto – condivido le sue valutazioni tipo ad esempio su gery e ciccio massaro – ma per il resto fin quando lei resta un signor nessuno non posso più avere il piacere di ribattere. Ma continuerò a leggerla con piacere.

  40. GIGI.idk scrive:

    Signor Wlad, pur essendo io nato e cresciuto (fino a circa 20 anni stabilmente, poi per mia fortuna ho intrapreso il viaggio…) a Palermo, non pratico la pseudo-cultura del sospetto. Evidentemente lei ha osservato male i meccanismi di un forum, dove non contano nome e cognome di chi scrive post e/o commenta soltanto ma le idee, infatti se io scrivessi che mi chiamo Luigi De Marchis non cambierebbe nulla nella discussione e lei non saprebbe – ugualmente – se si tratta dei miei reali connotati.
    Semplicemente:
    - parlavate di addetti stampa, ed io ho espresso – legittimamente; credo di avere ancora questo diritto – il mio fastidio per questa categoria, ho aggiunto che mi girano le scatole a pagare anche per loro, inoltre ho espresso dubbi sui metodi di reclutamento ben sapendo come funzionano(?) a Palermo certi meccanismi. Non voglio dire che gradirei altri metodi di reclutamento – meritocratici per esempio – poiché io contesto d’amblé la legittimità e l’utilità della categoria. Per me un giornalista si confronta col mercato.
    - non mi interessano le vostre gelosie e beghe corporative. Io mi occupo di altre cose, peraltro la maggior parte dell’anno fuori dal finto paese italia (pero’ anche qui a Palermo pago e mi girano…).
    - lei mi chiede di consultare google, mi parla di agenzie di stampa, e di gds (come se gds fosse una grande referenza, il giornalino gds fatto in prevalenza da agenzie di stampa, pubblicità, e qualche firma per articoli succinti). Invece mi ricordo alcuni suoi ARTICOLI, per esempio sulla pubblicità auto-collante sui vetri delle automobili, o quello sul malfunzionamento ai tornelli dello stadio (molto duro nella critica verso l’organizzazione societaria). Non capisco, allora, perché non ha continuato a fare il giornalista disponendo di tali importanti referenze.

    P.S. almeno due li ha “impostati” un uomo solo! chi sono? :-D

    N.B. Signor Wlad non sono cattivo, semplicemente, la Sicilia, nel maggio 2010 è entrata nel top ten mondiale dei paesi inaffidabili per il credit default swap; la Sicilia spende (spreca) per spesa pubblica e tutte le (in)attività intermediate dalla politica 25 miliardi, ovvero il 30% del PIL; aggiunti a terziario, servizi, ed altre attività poco produttive, quei 25 miliardi significano scarsissimi margini di sviluppo. Sono allergico quando leggo di sprechi, non è cattiveria.
    E mi girano le scatole quando pago.

  41. WLAD scrive:

    @gigi: liberissimo di esprimersi liberamente e ripeto continuerò a leggerLa. Ho messo Gds – che è stata la mia palestra, un’autentica scuola in cui frequentando la redazione, quando si poteva, si imparava il mestiere, i rudimenti dell’arte giornalistica, prima che questa fosse distrutta dalle tecnologie. Poi aggiunto dell’altro. Io mi sono confrontato con il mercato e fino ad un certo punto: poi ripeto un mercato – magari drogato – mi ha fatto giungere ad un bivio. Ho scelto. C’era la proposta, ripeto. Concotdo con Lei, per altre mille motivi incluso il fatto che di beghe giornalistiche si tratta. Può confidvidere, spero, il fatto che nel pezzo dell’eccellente e puro Marannano l’argomento era a dir poco inappropriato, quanto meno dal punto di vista delle motivazioni. Fin quando il mercato me lo consentirà io sarei pure disposto a far un cambio ma, credo e mi creda, i colleghi (dei giornali, delle tv e delle agenzie) che ambiscono al mio posto lo desiderano non già per lavorare (fuori da ogni ipocrisia), Liberissimo di non crederlo. Quando cambierò luogo di lavoro e magari città (per il bene delle mie figlie è meglio fuggire da qui e per questo un po’ la invidio) sarà mia premura farlo sapere urbi et orbi e iene varie. Con affetto
    Wlad

  42. Atpa scrive:

    Non giustifico e santifico Cuffaro, però riprendo una frase dell’articolo che secondo me spiega anche tutto il “fenomeno” Cuffaro post condanna: “ha fatto una cosa che dovrebbe essere normale in un Paese normale”; non siamo in un paese normale, questo porta alla ribalta la storia Cuffaro, purtroppo siamo in un paese che vede le procure essere solo strumento di attacco dell’una parte politica verso l’altra, in cui i parlamentari che gridano allo scandalo per le leggi fatte su misura il giorno dopo sono pronti a fare lo stesso per il proprio torna conto (trovatemene uno che si è dimezzato lo stipendio o ha rinunciato ai propri privilegi). Cuffaro è diventato il simbolo di ciò che la normalità dovrebbe essere in un paese normale ma che da noi diventa l’eccezionalità, il politico che sbaglia e paga.

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