i fatti dopo il ragionamento

Alla tua memoria, amico mio

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Vita e morte del carabiniere palermitano ucciso a Carrara. Si chiamava Antonio Taibi, era un eroe normale. Vi racconto chi era. E perché questa tragedia finirà tra le brevi in cronaca Taibi | Blog diPalermo.it

Si dice di tanti, quasi di tutti, quando se ne vanno, ma questa volta era proprio così. Antonio Taibi era prima di ogni altra cosa un bravo ragazzo, una persona perbene. Ci eravamo conosciuti almeno trent’anni fa. Amico d’infanzia di un mio caro compagno di classe, avevamo iniziato a uscire insieme, poi le classiche partite di calcetto tra amici, qualche pizza, feste e così via. Antonio era simpatico, gioviale, sempre disponibile.

Finita la scuola spesso le strade si separano e tante persone con cui hai condiviso ore, giorni, emozioni, scelte, non le vedi più, le perdi di vista, ti arriva qualche notizia da amici comuni. Così era stato con Antonio. E ogni tanto chiedevo al mio vecchio compagno di classe con cui ancora condividiamo la stessa città, lo stesso tribunale e le partite di calcetto come un tempo, “e Antonio che fa?”.

Poi qualche mese fa, nelle dinamiche della comunicazione del nostro tempo, mi arriva una richiesta di amicizia su Facebook, era proprio lui, Antonio. Mi racconta la sua vita da carabiniere, la tranquillità di una città come Carrara, la differenza con Palermo, da cui veniva lui e in cui mi trovo ancora io facendo un lavoro in qualche modo simile al suo. E poi i commenti alle foto, i tag, le condivisioni. Insomma la vita 2.0 di due amici di un tempo che comunque si erano persi e che grazie alle nuove tecnologie sapevano l’uno dell’altro.

Poi, ieri, mentre vai in ufficio, leggi online il titolo che è stato ucciso un carabiniere e non si sa neanche perché. Mentre stai per aprire la pagina web ti arrivano una, due, cento telefonate, messaggi whatsapp e poi non trovi più il tempo e ti passa di mente. Poi, nel corso della giornata, ti accorgi che sulla chat dei tuoi amici di sempre, con cui magari ancora ora giochi a calcetto e dove l’argomento più serio è il cinquantesimo allenatore cacciato da Zamparini, c’è un silenzio irreale. Scopri che carabiniere ucciso è Antonio. Sì, proprio quel giovane uomo con la faccia da bravo ragazzo che era andato via da Palermo per crescere i suoi due figli in un posto più sicuro, più sano, magari più civile. Non ci puoi credere. Ripensi a quello che avevi già pensato, che anche questa volta un carabiniere ucciso non farà notizia, una breve, venti righe e via. Anche se aveva fatto solo il suo dovere e aveva fatto arrestare e condannare due spacciatori tossicodipendenti a un anno di carcere, pensa un po’. Anche se è stato ucciso da un vigliacco, probabilmente senza neanche capire perché, senza neanche salutare i suoi ragazzi che magari erano già usciti per andare a scuola. Pensi che non ci saranno richieste di punizioni esemplari e accuse di violazioni dei diritti umani. Perché che un carabiniere venga ucciso in fondo ci sta.

Marce, accuse, strepiti, invece, ci sono sempre quando si trova una, o dieci o anche cento mele marce tra centomila persone che fanno quotidianamente il loro lavoro, spesso senza badare al tempo trascorso sulla strada o al freddo o al caldo, col rischio di farsi uccidere da vigliacchi come questo di cui non voglio neanche leggere il nome.

In quel caso si sputa veleno e rancore indistintamente su tutti coloro che portano una divisa, su tutti coloro che si impegnano quotidianamente per fare di questo nostro Paese un posto non dico migliore ma anche solo non peggiore. Io ne ho conosciuti centinaia di quelli buoni, e ho incontrato anche qualcuna di queste mele marce e ho sempre pensato che avevano una colpa in più, proprio perché infangavano il lavoro e l’immagine di tanti eroi normali, eroi come Antonio.

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