i fatti dopo il ragionamento

L’antimafia della bava alla bocca

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La reazione violenta del fratello di Borsellino di fronte a un articolo su Livesicilia e le nostre imperdonabili colpe per avere delegato la lotta a Cosa nostra a chi rappresenta solo se stesso, e non i siciliani che la mafia la combattono ogni giorno. Senza scatenare guerre di religione Salvatore Borsellino | Blog diPalermo.it

La violentissima e assai scomposta reazione del fratello di Paolo Borsellino al composto e assai bene argomentato articolo di Roberto Puglisi su Livesicilia rappresenta in fondo la cartina di tornasole del nostro fallimento, perché ci inchioda alla colpa non più sanabile di avere delegato l’antimafia a ultras accecati dal tifo, non più in grado di discernere la critica costruttiva e garbata dall’attacco becero e frontale.

La reazione del fratello di Paolo Borsellino non fa onore all’antimafia stessa e agli uomini e donne che in quell’antimafia credono – e per quell’antimafia lottano – senza per questo vedere nemici in coloro che di tanto in tanto alzano il dito chiedendo di esprimere una nota dissonante rispetto a quella imposta dalla Gazzetta Ufficiale dei militanti di professione.

La reazione del fratello di Paolo Borsellino ci indica che la lotta alla mafia ha sostanzialmente fallito, perché ha creato un’invincibile armata che lotta al grido di “o con me o contro di me”, che non ammette dubbi e incertezze, che rifiuta a priori la critica, la discussione, il dialogo, che se ne sta arroccata in una sorta di torre d’avorio che raccoglie i buoni e guarda con sufficienza, quando non con rabbia sprezzante, chi decide di restare libero da dogmi.

La reazione del fratello di Paolo Borsellino, quel livore cieco da bava alla bocca, quel ricorso rabbioso al turpiloquio becero (l’orifizio anale), ci lascia di stucco perché ci conferma che da qui purtroppo non si torna indietro e ci pone, soprattutto, una domanda drammatica: perché abbiamo lasciato l’antimafia a chi non ci rappresenta? Perché abbiamo lasciato che i non siciliani credano che il riscatto della Sicilia che dice no alla mafia abbia il volto di Salvatore Borsellino e della sua claque? Perché?

Vergogniamoci per questo. Vergogniamoci per non avere alzato la voce quando avremmo potuto ancora farlo, quando a certe facce, anche istituzionali, avremmo potuto sovrapporre la faccia di qualcun altro. Adesso non possiamo più, non siamo più in tempo. E siamo imperdonabili per questo. 

12 commenti

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  • 27 marzo 2017 16:57

    Bravo!

  • 27 marzo 2017 19:31

    Ma lo saremmo di piu (imperdonabili) se abbandonassimo l’idea che una vera antimafia è possibile. Perché finiremmo con l’ammettere o che non c’è più nulla da fare perché il cancro ha riempito di metastasi il corpo di questa terra, o che la mafia non è mai esistita o non esiste più. Modi di pensare tipicamente siciliani dei quali dovremmo vergognarci. Perché importante non è sapere, al solito, a cu’ appartieni: se all’antimafia che ha il volto di Salvatore Borsellino o a quella di qualcun altro. Abbiamo bisogno di ritrovare lo spirito di 25 anni fa, quando in quell’anno orribile qualcosa cambiò: la lotta alla mafia seppur non divenuta di popolo per la prima volta fu considerata giusta nella coscienza di (quasi) tutti. È questa è stata la vittoria. Che non vale una volta per tutte.

  • 28 marzo 2017 01:56

    Roberto Puglisi, noto provocatore, ha raggiunto il suo obiettivo.

  • 28 marzo 2017 07:35

    Roberto Puglisi, grande giornalista, ha espresso le sue idee stimolando riflessioni. Che è l’obiettivo del vero giornalista.

  • 28 marzo 2017 10:16

    Bravo Francesco! E bravo Roberto ( che è un bravo giornalista noi colleghi lo sappiamo già) a dire la verità senza ipocrisie. Speriamo che adesso si apra il maledetto vaso di Pandora …

  • 28 marzo 2017 10:37

    Al di là delle sciatte metafore, sono pesantissime le accuse di Borsellino. Nomi e date. Le ripetute sverniciature di retorica non servono per coprirle o almeno non bastano. Ma il temporale sembra già passato. Ecco il sereno, ogni cor si rallegra.

  • 28 marzo 2017 11:04

    Roberto Puglisi provocatore di che? Abbiamo bisogno di tantissimi altri giornalisti onesti e profondi come Lui.

  • 28 marzo 2017 14:34

    Bravi Francesco e Roberto ! La bellezza di esprimere pensieri liberi e senza ipocrisie! La forza di poter dire la verità senza paure! Condivido ogni parola dei vostri articoli!

  • 28 marzo 2017 16:04

    Ti voglio bene e ti stimo, francesco

  • 28 marzo 2017 16:08

    Scrive l’ottimo Massaro: ” Vergogniamoci per non avere alzato la voce quando avremmo potuto ancora farlo, quando a certe facce, anche istituzionali, avremmo potuto sovrapporre la faccia di qualcun altro.”
    Ritengo, questa, la riflessione più significativa degli ultimi anni. I danni e la vergogna generati dall’antimafia senza solido costrutto, testimoniata da “campioni” casuali, tali per meriti di stato di famiglia, sono prevalentemente il frutto dell’accondiscendenza e della viltà. Infatti, chi sapeva o chi comprendeva che taluni congiunti di eroi civili non avevano alcun requisito se non il cognome, ha assecondato le loro iniziative, le loro candidature, i loro moniti “in nome di” lasciando alla moltitudine degli ultras la certezza dell’equivalenza. Cioè: se Tizio è congiunto dell’eroe Caio, Tizio è come Caio o quasi.
    Massaro lancia un’accusa che è una sentenza. E sarebbe straordinario che i condannati facessero pubblica ammenda. Sarebbe un seppur parziale ristoro del danno sociale e culturale arrecato alla collettività.
    AS

  • 28 marzo 2017 19:16

    La collettività è un’astrazione. Le accuse di Borsellino sono invece circostanziate. Ripeto: nomi e date. Giornali, come Live Sicilia, “al servizio dei veri mafiosi” “quelli con il colletto bianco, nei cui salotti si brindò il 23 maggio” etc.etc. “Il direttore” dello stesso giornale, in “contiguità con i cugini Salvo, ai tempi di Ciancimino e Lima”. Per difendersi da simili accuse, nei Paesi civili, si ricorre al Tribunale, perché solo ai giudici spettano le sentenze. Per fortuna o purtroppo. Quanto sopra ho provato ad esporlo, sullo stesso Live Sicilia, nello spazio riservato ai commenti, sull’articolo in questione. Infatti non sono altro che un semplice commentatore, un lettore, una persona normale. Eppure il mio commento non è stato pubblicato. Forse è ancora sotto osservazione.

  • 29 marzo 2017 15:13

    Io, da siciliano, non mi vergogno della reazione di borsellino, ma dell’articolo, provocatore, di puglisi.
    De Magistris non sarà della statura di Paolo Borsellino, ma ha subito minacce di morte. ha toccato persone molto in alto, tra le quali importantissimi politici. E guarda caso, quando si toccano “certi” politici, succede il finimondo. Fate un’informazione completa, per favore. Per questo ha subito continue ispezioni e gli sono pure state sottratte delle inchieste. Non solo, ma subì pure il tradimento di colleghi che avvertivano i suoi indagati su perquisizioni e intercettazioni telefoniche.
    Poi, che a volere la morte di falcone e borsellino siano stati “altri”, lo sanno pure i bambini ormai.
    Fate informazione per favore.

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